Facendo seguito all’articolo precedente, riguardante la verifica d’identità personale con tecniche antropometriche, possiamo ribadire che i sistemi di videosorveglianza sono un deterrente efficace nei confronti di coloro che commettono "determinati reati", solo nel momento in cui permettono di verificare oggettivamente l’identità delle persone riprese. Confermo che tali sistemi devono essere progettati, messi in opera e mantenuti, avendo ben chiari finalità e scopi. Ho specificato precedentemente “determinati reati” in quanto sono convinto che un sistema di videosorveglianza non svolge “alto effetto deterrente”quando le azionisono finalizzate a commettere atti terroristici, crimini efferati, atti di mafia, azioni militari o paramilitari e stragi. L’impiego di tecnologie moderne diventa sempre più frequente nell’ambito delle attività di Polizia Giudiziaria complesse, laddove è necessario ricostruire in dettaglio l’esatta dinamica dei fatti. L’articolo di oggi vuole descrivere un metodo sviluppato nell’ambito della collaborazione tra l’Istituto di Medicina Legale di Milano e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano allo scopo di migliorare l'accuratezza nel riconoscimento di essere viventi ripresi in video o fotografie. Tale problematica ha assunto negli ultimi anni una grande rilevanza in ambito forense dove, a causa dell’enorme diffusione disistemi di ripresa basatisu telecamere, sempre più spesso è decisivo per i giudicisapere se l’imputato è o meno identificabile in uno dei soggetti ripresi durante l’esecuzione materiale dell’azione delittuosa, in quanto trattasi di un’informazione sicuramente dirimente ai fini processuali. Il problema è studiato da moltissimi anni dall’antropometria che ha sviluppato una serie di strumenti per l’espletamento di queste indagini che tuttavia ancora oggi prescindono completamente dalle possibilità offerte da alcune nuove tecnologie sviluppate ed applicate in ambito ingegneristico nel corso degli anni Novanta, con particolare riferimento alle tecniche di ricostruzione tridimensionale. L’attività consiste nella proposta di un metodo per la generazione d’immagini sintetiche“geometricamente compatibili” con quelle originali e nell’estrazione dell’altezza come parametro di esclusione quantitativo dell’identità dell’indiziato presente nella scena, indipendentemente dalle diverse modalità di ripresa. L’affidabilità del metodo è valutata attribuendo alla stima dell’altezza, l’incertezza correlata, in modo da quantificare i rischi di un riconoscimento errato.

 

 

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